Ogni 100 under 14, ci sono 193 persone che hanno almeno 65 anni. Cala ancora la popolazione L’Italia è un Paese sempre più vecchio: nel 2011 l'indice di vecchiaia era pari a 148,7 persone con più di 64 anni ogni 100 ragazzi di età compresa tra 0 e 14 anni; nell'arco di dieci anni questo rapporto è notevolmente aumentato e nel 2021 era pari a 187,6, per superare i 193 lo scorso anno. La transizione demografica rappresenta dunque una sfida cruciale per i territori, che richiederà nel futuro una significativa capacità di progettazione di politiche e servizi adeguati. Lo afferma l’Istat in un’audizione davanti alla Commissione parlamentare di inchiesta sulle Condizioni di sicurezza e sullo stato di degrado delle città e delle loro periferie, intitolata “Attività conoscitiva sull’attuazione e sulle prospettive del federalismo fiscale”; nell’appuntamento l’Istituto rileva che le regioni del Sud sono le più colpite dal calo di popolazione, cui si associa il suo progressivo invecchiamento. Nell'ultimo decennio (2012-2023) - spiega l'istituto - a fronte del calo complessivo della popolazione residente (-1,8%), sono in prevalenza le regioni del Mezzogiorno ad aver subito il declino demografico più marcato (-4,7% la variazione media della ripartizione, dovuta in buona parte alle migrazioni interne), a fronte di una perdita complessivamente trascurabile del Centro-Nord (-0,3%). Le regioni del Sud che mostrano le dinamiche peggiori sono Molise (-7,4%) e Basilicata (-7,2%); tra le regioni del Centro-Nord, il calo della popolazione è sostenuto in Liguria (-5,2%), e più contenuto in Veneto (-0,8%), mentre continuano a crescere i residenti in Trentino-Alto Adige (+3,8% e +5,1% nella provincia autonoma di Bolzano), nel Lazio (+2,0%), in Lombardia (+1,7%) e in Emilia Romagna (+1,1%). Alla riduzione della popolazione si associa il suo progressivo invecchiamento. Nel 2023 si contavano 193,1 persone con almeno 65 anni ogni 100 giovani con meno di 15 anni (indice di vecchiaia), a indicare che la popolazione anziana è quasi il doppio di quella giovane. Solo il Mezzogiorno ha valori inferiori (179,8 con un minimo pari a 175,8 nel Sud). La popolazione anziana è predominante ovunque, pur con differenze molto ampie (da 270,9 anziani per 100 giovani in Liguria, a 131,8 nella provincia di Bolzano). Dal 2012, a livello medio nazionale l'indice è aumentato di 44,7 punti (+61,4 dal 2002); le regioni del Mezzogiorno registrano gli incrementi più consistenti, anche per effetto dei processi migratori. La variazione massima si ha in Sardegna (+88,3 punti), dove la popolazione residente, rileva l’Istituto nazionale di statistica, è al contempo tra le più longeve d'Italia e con la fecondità più bassa. Per l'Istat, la maggiore accessibilità delle infrastrutture e dei servizi pubblici rappresenta un prerequisito per contrastare il declino economico, sociale e demografico che affligge molti territori.